martedì 25 febbraio 2014

SEQUENZA SISMICA DEL BACINO DEL MEDITERRANEO

L’area analizzata comprende l’Appennino meridionale (arco campano-lucano ed arco calabro),  le Dinari meridionali, le Albanidi e la catena Ellenica.
La distribuzione della sismicità dal 1900 (archivio dati  USGS) conferma il persistere di un'attività sismica intensa e di elevata energia a causa della convergenza tra la placca africana e quella dell’Anatolia e dell’Eurasia ostacolata dalla microplacca Egea.
Nelle figure 1 e 2 sono riportati l'andamento dei valori di magnitudo e gli epicentri degli eventi che hanno colpito dal 1900 al febbraio del 2014.

Figura 1 - Andamento del valori della magnitudo.


Figura 2 - Epicentri dei terremoti di magnitudo ≥ 5,5 (archivio dati USGS). 


Delle 153 scosse con M≥ 5,5 ben 124 sono state registrate in Grecia, 19 nella zona Albania-Montenegro-Bulgaria e 10 lungo l’Appennino meridionale.
 L’evento più forte è accaduto l’11 agosto del 1903 (M=8,3), mentre le scosse di terremoto con M≥6 sono state 5 e sei sono quelle con M≥7.
La figura 3 mostra correlazioni significative tra i terremoti dell’arco Ellenico e le scosse più energetiche della zona Albania-Montenegro e dell’Appennino meridionale.
Le analisi delle finestre temporali delle fasi di assestamento e di rilascio di energia indotte dagli eventi registrati lungo l’arco Ellenico, indicano una successiva migrazione dei terremoti nella zona dell’Albania-Montenegro e poi lungo l’Appennino meridionale (figura 4).





















Il carico tettonico accumulato lungo il piano di subduzione della litosfera ionica sotto l’arco Ellenico è diminuito nel breve-medio periodo da terremoti di assestamento nella zona dell’Albania-Montenegro  e da un aumento di stress e successivo  rilascio di energia lungo l’Appennino meridionale.
Questa ipotesi sembra confermata anche dalla strutture ramificate che hanno preceduto i terremoti più energetici accaduti nell’area analizzata.
Nella figura 5 sono riportati gli schemi delle strutture ramificate presenti nella sequenza della Calabria e dell’Albania-Montenegro.

Figura 5 - Schema delle strutture ramificate.

Si osserva una simile struttura composta di sei  step evoluti già completati e  tempi di attivazione diversi.
La struttura ramificata dell’Albania-Montenegro, dopo il punto di attivazione del  primo ottobre 2008, mostra un  foreshock di magnitudo 5,5 Mw accaduto il 3 novembre 2010, mentre  quella della Calabria il punto di attivazione si è formato il 23 novembre 2011 ed il primo foreshock di magnitudo 5,3 Mw è accaduto il 26 ottobre 2012 (terremoto del Pollino).
Per quello che riguarda la struttura ramificata della Grecia, i due recenti terremoti di magnitudo 6,1 Mw registrati nei mesi di gennaio e febbraio 2014 (isola Cefalonia), non consentono di affermare che la fase di rilascio di energia associata alla struttura ramificata sia terminata.
Le analisi eseguite e sinteticamente esposte consentono di ipotizzare nel breve-medio periodo le seguenti evoluzioni delle strutture ramificate:

1)   completamento della fase di rilascio di energia associata alla struttura ramificata della Grecia dopo un evento sismico di magnitudo maggiore di 7,0 Mw, seguito da una fase di assestamento nella zona dell’Albania-Montenegro e successivo nuovo rilascio di energia nella zona dell’Appennino meridionale;
2)  attivazione della fase di assestamento associata agli eventi registrati nei mesi di gennaio e febbraio 2014, con l'accadimento di scosse più energetiche prima nella zona dell’Albania-Montenegro e dopo nella zona dell’Appennino meridionale.

Le analisi  sono eseguite con il software sperimentale ” Previsio”. 
I risultati ottenuti non sono pienamente utilizzabili. 
Tutte le parti delle previsioni sono riservate. Nessuna parte può essere riprodotta nella forma o nel significato senza il permesso scritto dell’autore.

©   Dr. Geol. Giulio Riga – RIPRODUZIONE TASSATIVAMENTE VIETATA

domenica 9 febbraio 2014

SEQUENZA SISMICA DELLA GRECIA

Il 26 gennaio ed il 3 febbraio del 2014, due forti terremoti di magnitudo 6,1 Mw hanno colpito il settore occidentale dell’isola greca di Cefalonia a circa 300 km ad ovest di Atene, ad una profondità di 12,44 km (ANSS).
Gli epicentri si trovano lungo la faglia denominata “Cephalonia Transform Fault Zone” allungata in direzione NNE-SSO e situata in una regione sismicamente molto attiva, grazie alla convergenza verso nord della placca africana rispetto alla placca eurasiatica.
Il tratto di faglia interessato dai recenti  eventi del 2014 ha prodotto due terremoti di magnitudo maggiore di 6,0 Mb il 19 settembre 1972 ed il 17 gennaio del 1983 (figura 1).
Il meccanismo focale del terremoto di magnitudo 6,1 Mw del 26 gennaio del 2014 è trascorrente, come calcolato da Quick Regional Moment Tensors.

Figura 1 - Eventi con magnitudo M>6 avvenuti sul settore occidentale dell’isola di Cefalonia.


Analisi della sequenza sismica

Nella figura 2 è riportata la sequenza temporale dei terremoti di M5,0 avvenuti nell’area analizzata dal 1971 al 6 febbraio 2014 e l’energia rilasciata.
Sono 195 gli eventi che hanno una magnitudo di  M5,0 di cui 19 di magnitudo M6,0.
La sismicità storica, distribuita nel tempo in modo irregolare, evidenzia l’elevata sismicità della zona.
La sequenza sismica che sta interessando l’isola di Cefalonia (figura 3) dal 16 aprile del 2012, dopo l’evento di magnitudo 5,8 Ms, si inquadra in una fase di medio periodo di rilascio continuo di energia segnata da un’evidente microstruttura sismica negativa ben pronunciata e non ancora completata, in grado di sviluppare un evento di magnitudo maggiore di 7,0 Mw.
Il terremoto del 26 gennaio del 2014 è stato preceduto da una bomba sismica caratterizzata da cinque step evolutivi, assenza di foreshock ed innesco avvenuto nel mese di dicembre del 2013.
Subito dopo l’evento sono state registrate numerose repliche con M≤5,0 oltre a due eventi con Mw=5,4 e Mw=5,0 ed un secondo mainshock accaduto il 3 febbraio associato ad una seconda bomba sismica poco evoluta.
Il grafico della cumulata delle distanze(1) mostra una netta diminuzione della pendenza tra il 26  ed il 29 gennaio 2014 rispetto al trend precedente ed un aumento dopo il 29 gennaio.
La cosa induce a pensare che la sequenza sismica stia entrando in una fase di accumulo di energia di breve periodo.
Nella figura 4 sono riportati gli eventi avvenuti nei confini dell’area analizzata e nel periodo considerato, e lo stato di fratturazione.
Si può notare come gli epicentri delle scosse verificatesi nel 2014 e gli aftershock sono distribuiti lungo una struttura allungata in direzione sudovest-nordest.
Altri allineamenti nordovest-sudest circa si osservano sul settore centrale e meridionale dell’area.


Figura 2 - Eventi con magnitudo M≥5 ed energia rilasciata.



Figura 3 – Sequenza sismica temporale e distanza progressiva tra gli epicentri.


Figura 4 – Distribuzione degli epicentri e fatturazione dell’area.


(1) Il grafico della distanza progressiva degli epicentri indica, in un determinato intervallo temporale, l’inizio della fase di rilascio di energia e la sua durata  rispetto al mainshock considerato.
Il grafico è stato costruito con il presupposto teorico per il quale nelle fasi di rilascio di energia, le distanze tra gli epicentri diminuiscono (focalizzazione degli epicentri con conseguente diminuzione della pendenza della cumulata delle distanze), mentre nelle fasi di accumulo di energia la pendenza della curva cumulata aumenta.
In alcune sequenze sismiche il grafico consente di individuare la posizione preliminare dell’epicentro del mainshock, quando la pendenza della curva decresce prima del suo accadimento.

Le analisi sono state eseguite con il software sperimentale ”Previsio” non ancora pubblicato e validato dal mondo scientifico.
I risultati ottenuti non sono pienamente utilizzabili.
Tutte le parti del blog sono riservate. Nessuna parte può essere riprodotta nella forma o nel significato senza il permesso scritto dell’autore.
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venerdì 24 gennaio 2014

SEQUENZA SISMICA DEL GIAPPONE



Analisi delle strutture ramificate

Gli schemi evolutivi delle strutture ramificate che si sono attivate nella sequenza del Giappone sono riportati nella figura allegata dove si nota come solo la quarta struttura ramificata  ha completato i 5 step  evolutivi che caratterizzano il periodo di tempo compreso tra l’inizio e  l’innesco della bomba sismica.
Nelle finestre temporali  intercorrente  tra l’innesco e l’esplosione delle bombe, estese da 3 a 21 mesi, sono presenti dei foreshock inseriti in cicli finali “ascendenti o discendenti” di breve periodo e di magnitudo non  elevata rispetto a quella del mainshock.
Il modello “Previsio” classifica come foreshock l’evento del 25 settembre del 2003 di magnitudo 8,3 Mw associato alla quarta struttura ramificata e come foreshock di medio periodo associato all’evento dell’11 marzo 2011 di magnitudo 9,1 Mw nell’analisi di lungo periodo della struttura della sequenza sismica.
 In sintesi, l’evento dell’11 marzo 2011 è stato preceduto da una lunga fase preparatoria caratterizzata da eventi “caratteristici” di  magnitudo coerente con la struttura  della sequenza sismica di lungo periodo e seguito da una stretta fase di assestamento alla quale adesso è associato un evento di magnitudo 7,3-7,7 Mw .



Le analisi  sono state eseguite con il software sperimentale ” Previsio” non ancora pubblicato e validato dal mondo scientifico.
I risultati ottenuti non sono pienamente utilizzabili.
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Figura 1 - Schema delle strutture ramificate.

lunedì 20 gennaio 2014

SEQUENZA SISMICA DELL'ETNA

La sequenza sismica dell’Etna mostra quattro eventi di magnitudo compresa tra 4,3 Ml e 4,6 Ml accaduti tra il 1991 ed 2013 associati a strutture ramificate di primo e secondo ordine.
Le finestre temporali tra i punti d’innesco e la fase preparatoria al mainshock sono caratterizzate da più foreshock, anomalie sismiche di fondo ben pronunciate e da uno schema evolutivo ascendete moltiplicativo che confermano l’elevato stato di fatturazione dell’area analizzata.

Le quattro strutture ramificate sono state seguite dalle seguenti eruzione del vulcano:

1)      eruzione del 14 dicembre del 1991 (la più lunga ed imponente tra le eruzioni degli ultimi tre secoli);
2)      eruzione del 27 ottobre del 2002 (durata dal 27 ottobre al 29 gennaio dell'anno seguente, è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni);
3)      eruzione del 12 gennaio del 2011 (iniziata nella tarda sera dello stesso giorno ed è il primo di una serie di episodi eruttivi);
4)      eruzione del 19 febbraio del 2013 (preceduta da un periodo di 10 mesi di relativa pausa è stata caratterizzata da una decina di fontane laviche orientate lungo una fessura).

Nella figura 1 sono sintetizzate in modo grafico le strutture ramificate, gli eventi e le date d’innesco, di accadimento del mainshock  e delle eruzioni dell’Etna associate.
Lo schema della seconda struttura ramificata che ha preceduto l’importante eruzione del 2002 è caratterizzata da un primo step preparatorio più ampio e complesso rispetto  a quello delle altre strutture ramificate.
Il tempo intercorso tra il punto d’innesco e quello del mainshock è variato da 5 a 13 mesi circa.



Le analisi  sono state eseguite con il software sperimentale ” Previsio” non ancora pubblicato e validato dal mondo scientifico.
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Figura 1 - Strutture ramificate dell''Etna

giovedì 16 gennaio 2014

SEQUENZA SISMICA DELLA CALIFORNIA DEL SUD


Aggiornamento del 14/01/16  

La sequenza sismica mostra tre eventi di magnitudo maggiore di 7,0 Mw accaduti tra il 1992 e il 2010 (catalogo utilizzato: ANSS) prodotti da bombe sismiche ben strutturate come evidenziato negli schemi riportati nella figura 1.

Gli eventi principali analizzati sono i seguenti:

7,3 Mw Landers earthquake
7,1 Mw Hector Mine earthquake
7,2 Mw Mexicali earthquake


Gli step evolutivi delle strutture ramificate sono stati seguiti quasi tutti e il  tempo intercorso tra il punto di innesco  e il Mainshock è variato da un minimo di 8 mesi circa (Hector Mine earthquake) ad un massimo di 20 mesi circa (Landers earthquake).

La fase preparatoria del Mainshock, seguita all’innesco di ciascuna struttura ramificata, ha assunto uno schema diverso nei tre eventi  e precisamente:

Landers earthquake - Ascendente moltiplicativo
Hector Mine earthquake - Discendente semplice
Mexicali earthquake - Orizzontale semplice

Alcune di queste fasi sono state caratterizzate da uno o più foreshock “caratteristici” di vario ordine.
Nell’ultima  finestra temporale dei valori della magnitudo (fino al 15-01-14) si nota il completamento del primo step di formazione di una nuova struttura ramificata al quale adesso è associato un valore minimo dinamico della magnitudo attesa per l’area analizzata di circa 6,8 Mw.

















Figura 1 - Schema delle strutture ramificate.


Le analisi  sono state eseguite con il software sperimentale ” Previsio” non ancora pubblicato e validato dal mondo scientifico.
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mercoledì 15 gennaio 2014

SEQUENZA SISMICA DELL'ITALIA

Premessa

Sono state analizzate le strutture ramificate che hanno innescato i cinque eventi di magnitudo maggiori di 6,0 M presenti nella sequenza sismica dell’Italia dal 1971 al 2014.
Gli eventi utilizzati per questa analisi sono stati estratti dal catalogo ANSS, fissando i range delle profondità ipocentrali  e dei valori della magnitudo in modo da ottenere una sequenza sismica con caratteristiche evolutive accettabili per l’analisi eseguita.
Un'analisi di maggiore dettaglio, con riduzione dei tempi tra l’innesco e il mainshock, è possibile utilizzando dei range più appropriati.
Nella figura 1 è riportata in modo grafico, la sintesi delle analisi eseguite con il software “Previsio” sezione “Ramificate” ed alcune informazioni sullo sviluppo futuro della sequenza sismica.
I terremoti caratteristici della sequenza sismica sono i seguenti:

1976 Terremoto del Friuli
1980 Terremono dell’Irpinia
1997 Terremoto dell’Umbria
2009 Terremoto dell’Aquila
2012 Terremoto dell’Emilia

Non sono stati analizzati i terremoti forti accaduti in aree esterne e quello di Palermo del 6 settembre 2002 di magnitudo 6,0 Mw, anche questi preceduti da bombe sismiche simili.

Schema delle strutture ramificate  

Lo schema evolutivo delle strutture ramificate è riportato nella parte  bassa del grafico dove  i rettangoli di colore diverso indicano gli step per raggiungere il punto d’innesco.
Gli step individuati dal modello sono cinque ed indicati nella figura con i seguenti colori:

Step 1 – Azzurro
Step 2 – Verde
Step3 – Magenta
Step 4 – Nero
Step 5 – Rosso

Nel primo step la struttura ramificata inizia a formarsi, mentre nell’ultimo si ha il suo innesco e l’accadimento nel breve/medio periodo del Mainshock  quasi preceduto da uno o più foreshock.
La fase preparatoria del Mainshock assume diversi schemi influenzati dallo stato di fatturazione delle rocce e dal tipo di struttura sismogenetica.

Gli schemi fondamentali sono i seguenti:

a) Ascendente additivo o moltiplicativo
b) Orizzontale semplice o complesso
c) Discendente semplice o complesso

La fusione di due schemi fondamentali genera delle strutture più complesse contraddistinte da anomalie sismiche.


Analisi delle strutture ramificate

Gli eventi analizzati sono stati preceduti da foreshock di breve o medio periodo (il terremoto del Friuli è stato anticipato da un foreshock di medio periodo, non riportato nel grafico).
Il tempo intercorso tra il punto di innesco  e il Mainshock varia da pochi giorni nel terremoto dell’Umbria a circa 16 mesi in quello del Friuli.
Gli eventi più forti sono preceduti da strutture ramificate ben strutturate composte di più step.
Il terremoto dell’Emilia del 20 maggio del 2012, accaduto all’interno del secondo step (la struttura ramificata non si è completata), fa ipotizzare un’anticipazione dei tempi di accadimento legata  a varie cause.
In  sintesi: la struttura ramificata presente nella parte finale della sequenza è attiva ed include il terremoto dell’Emilia.
Il punto d’innesco non è ancora  individuabile.
I valori della magnitudo associata adesso alla struttura della bomba sismica variano da 5,9 a 6,5 Mw.


Le analisi  sono state eseguite con il software sperimentale ” Previsio” non ancora pubblicato e validato dal mondo scientifico.
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Figura 1 - Schema delle strutture ramificate.

lunedì 13 gennaio 2014

SEQUENZA SISMICA DELLA CINA

Premessa

Il 12 maggio 2008, un forte terremoto di magnitudine 7,9 Mw si e’ verificato sul  bordo occidentale del bacino del Sichuan in Cina dove l'altopiano tibetano sovrasta il sistema di faglie attive di Longmen Shan ad andamento NE-SO (figure 1).

Il sisma ha prodotto una frattura superficiale di circa 275 km di lunghezza ed una scarpata di altezza di circa 10 m lungo il sistema di faglie di Longmen Shan.
E' stato il peggior terremoto che ha colpito la Cina in più di 90 anni.
Sono circa 87.000 le persone decedute (un numero ufficiale non è mai stato rilasciato) sotto le macerie del terremoto.
Molte delle vittime sono bambini che si trovavano nelle 14.000 scuole danneggiate, metà delle quali sono crollate completamente.
Quasi 400.000 persone hanno ricevuto cure per gli infortuni subiti a causa dei crolli degli edifici o delle numerose frane che si sono innescate.
Nella figura 2, evidenziate in rosso, sono riportate le faglie principali del bacino del Sichuan.
La stella di colore rosso indica la posizione dell’epicentro del terremoto del 12 maggio 2008, mentre quella di colore magenta indica l’epicentro del sisma del 20 aprile 2013 di magnitudo 6,6 Mw.
L’epicentro del terremoto si trovava a meno di 80 chilometri da Chengdu, la capitale della provincia del Sichuan.
Forti anomalie nella concentrazione di elio e di radon sono stati osservatE alla stazione di monitoraggio geochimico di Bakreswar, West Bengal, India, circa due settimane prima dell’evento.
La distanza tra l'epicentro del sisma e il sito di monitoraggio è di circa 1.800 km. Questa lunga distanza di osservazione pre-sismica forse indica che il raggio di influenza di alcuni terremoti forti può essere sostanzialmente molto ampio considerato che il modello in cui si sviluppano è complesso e coinvolge più blocchi interagenti elasticamente fra loro.






























Figura 1 – Ubicazione della sequenza sismica.


Figura 2 -  Le faglie principali del bacino del Sichuan e la posizione degli epicentri dei terremoti del 12 maggio 2008 e del 20 aprile 2013.


 

Figura 4 – Fatturazione dell’area.

Analisi della sequenza sismica 

Nel corso degli ultimi 90 anni, sono stati registrati tre eventi di magnitudo inferiore a quella del terremoto del 12 maggio 2008 caratterizzati da tempi di ricorrenza irregolari ed una quiescenza della sismicità tra il 1948 e il 2008.

Sotto sono riportate le date e la magnitudo dei cinque maggiori sismi accaduti nella zona interessata dal sistema di faglie di Longmenshan durante gli ultimi 90 anni, in base ai dati riportati nell’archivio ANSS.

1)  24 Marzo 1923: M 7,3
2)  25 Agosto  1933: M 7,4
3)  25 Maggio 1948: M 7,3
4) 12 Maggio 2008: M 7,9
5)  20 Aprile 2013: M 6,6

Negli ultimi 35 anni,  la sismicità che ha preceduto il terremoto del 12 maggio 2008, è stata caratterizzata da quattro eventi di magnitudo superiore a 6,0 M.

1)  16 Agosto 1976: M 6,9
2)  21 Agosto 1976: M 6,4
3)  23 Agosto 1976: M 6,7
4)  22 Settembre 1989: M 6,1
5)  12 Maggio 2008: M 7,9

Il numero di eventi (figura 5)  dopo il valore massimo del 1995 è andato progressivamente decrescendo fino ad un valore di tre eventi nel 2007 e  nei primi quattro mesi del mese di maggio 2008.
Nella figura 6, nella quale sono riportati i valori massimi di magnitudo dal 1973 al 2008, si nota una diminuzione dei valori dal 1976.
Questo dimostra che zone con faglie attive, caratterizzate da bassi tassi sismici o bassi valori di magnitudo hanno un rischio sismico potenziale  elevato che potrebbe non  essere valutato correttamente utilizzando modelli statistici classici, probabilistici o alcuni precursori sismici.

 













Figura 5 – Numero annuo di eventi.













Figura 6 – Valori massimi annuali della magnitudo.


L’intera sequenza sismica dal 1973 al 2008 è riportata nella figura 7.  Il primo sisma forte (6,9 M) che ha colpito la provincia di Pingwu ad una profondità di circa 16 chilometri è quello del 16 agosto 1976.

Esso è stato seguito da una serie di scosse di assestamento, alcune delle quali di magnitudo maggiore di 6,0 ( 6,4 M il 21 agosto 1976 e 6,7 M  il 23 Agosto 1976).

I foreshock di medio periodo presenti sulla sequenza sismica sono stati registrati tra il 1987 e 1999.

1) 1987/01/07 18:19:08.80  34.2590  103.4050  33.00  5.50   Mb
2) 1989/09/22 02:25:50.88  31.5830  102.4330  14.60  6.10   Mb
3) 1999/09/14 12:54:30.96  31.5780  104.2280  33.00  5.10   Ml
4) 2004/09/07 12:15:49.78  34.6820  103.7810  10.00  5.20   Mb






















Figura 7 – Sequenza temporale dei valori della magnitudo.


La figura 8 mostra gli epicentri dei foreshock e la loro vicinanza con l’epicentro del sisma del 12 maggio 2008 (terremoto d Wenchuan).
Questo evento è stato preceduto da un’anomalia sismica del tipo “Tra” composta da quattro scosse di bassa magnitudo di cui la maggiore corrisponde al foreshock del 7 settembre 2004.




































Figura 8 - Epicentri dei foreshock (stelle di colore magenta).


La fase di assestamento seguita all’evento del 12 maggio del 2008 è stata molto veloce e composta da tre cicli ben strutturati. Il 100% si è sviluppata nelle ore successive l’evento per poi rilasciare un 45% dell’energia accumulata nel primo ciclo di assestamento.
Nel secondo e terzo ciclo è stata accumulata e rilasciata una quantità non superiore al 25% di energia.
Sempre nello stesso giorno è stato registrato il primo foreshock “caratteristico” seguito nel giorno successivo (13/05/08) da un secondo foreshock di magnitudo 5,1 Mb, ai quali è stato associato un primo mainshock di ciclo di magnitudo 6,1 Mw registrato  il 25 maggio 2008 che nello stesso tempo si può classificare anche come foreshock “caratteristico” di un secondo ciclo sismico.
All'evento è seguita una lunga fase di assestamento durata fino al mese di giugno del 2009 a partire dalla quale inizia a formarsi un’anomalia sismica strutturale e il terzo ramo di una bomba sismica che si completa poco prima  del sisma di magnitudo 6,6 Mw del 20 aprile 2013 (terremoto di Lushan).
Questo evento può essere classificato come mainshock del terzo ciclo e foreshock “caratteristico” di un nuovo ciclo che ha già prodotto nella sua fase di assestamento un primo aftershock di magnitudo 5,9 Mw registrato il 21 luglio 2013, il quale sarà seguito nel breve periodo da un secondo aftershock di magnitudo 5,4 Mw.
Le analisi suggeriscono che il terremoto di Lushan  non è un forte e ritardato aftershock di quello di Wenchuan del 12 maggio 2008,  ma è legato unicamente ad un nuovo ciclo di medio periodo di carico tettonico.
La magnitudo dinamica massima dell’area associata all’anomalia strutturale presente nella parte finale della sequenza sismica adesso è di 6,9 Mw circa.




Figura 9 – Sequenza temporale dei valori della magnitudo.





































Figura 10 – Meccanismi focali degli eventi più forti.


Nella figura 11a e 11b sono indicate le direzioni delle fasi di assestamento e di rilascio di energia rispettivamente dell’intera sequenza e della finestra temporale che precede il terremoto di Wenchuan.
Le direzioni principali di rilascio di energia sono orientate NO-SE e  NE-SO in accordo con la struttura tettonica.
Nella figura 11c si nota come dopo l’evento del 12 maggio 2008 la direzione preferenziale  è NE-SO.
Nell’ultimo ciclo della sequenza che include il terremoto di Lushan (figura 11d) le direzioni principali di rilascio di energia sono orientate nuovamente NO-SE e  NE-SO, mentre gli epicentri  dinamici (localizzazioni preliminari che potrebbero cambiare nel tempo) delineano una struttura allungata in direzione SO-NE, lungo la quale potrebbe accadere il prossimo terremo forte.
Nella figura 12 è visualizzata l'evoluzione della bomba sismica associata all'evento del 12 maggio 2008.


Figura 11 - Direzioni delle fasi di assestamento e di rilascio di energia. 



Figura 12 – Fasi evolutive della bomba sismica.

Considerazioni sulla sequenza sismica

Questa tipologia di sequenza sismica rafforza l'impressione che i terremoti colpiscono all'improvviso, in qualsiasi momento e luogo e quindi non sono prevedibili.
In realtà un'analisi degli avvenimenti del passato è la via da seguire nella  predizione di eventi futuri in quanto, i terremoti accadono ciclicamente con un tempo di ricorrenza variabile ed alcune volte preceduti da una quiescenza dell'attività sismica che può essere  riconosciuta, come un probabile precursore del fenomeno.
Il  processo di evoluzione temporale di un ciclo sismico è diviso in due fasi: un processo di accumulo di energia e uno di rilascio di stress nella cui parte terminale si avvia un sub processo preparatorio del terremoto forte caratterizzato da anomalie sismiche premonitrici, microstrutture, foreshock "caratteristici" e punti d’innesco delle bombe sismiche.




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