martedì 12 giugno 2012

SEQUENZA SISMICA PIANURA PADANA EMILIANA 2012 - 1

Aggiornamento sulla zona di fratturazione

Dati sperimentali


I valori della magnitudo dei terremoti d'assestamento dopo la scossa principale del 20 maggio, sembrano seguire un decadimento di legge di potenza.
L’anomalia sul grafico di breve termine permane anche dopo la scossa di 4,3 M, ma la sua presenza non sembra indicare un imminente pericolo sismico.
Nei grafici allegati è rappresentata la progressione della fatturazione degli ultimi 12 giorni.
Si nota un allargamento della zona di fatturazione verso nord - nord-est con segmenti di rottura orientati est-ovest leggermente convergenti verso est ed inclinati verso sud.
Questa distribuzione consente nuove considerazioni sull’evoluzione futura della zona delineata dai terremoti ante e post evento del 20 maggio 2012.
Ad est dell’epicentro del terremoto del 12/05/2012 sono presenti un paio di punti ancora non fratturati.
Sul bordo settentrionale si vedono delle “selle” integre che potrebbero essere fratturare da scosse piccole nei prossimi giorni.
Ad ovest la zona di fatturazione limita con un’altra non fratturata (molto resistente) per la cui rottura occorre grandi sforzi non presenti nella struttura in questa fase d'assestamento.
Sulla base di queste considerazioni, le zone settentrionali ed occidentali sembrano essere più suscettibile ad ulteriori piccoli-medi terremoti (<4,5 M) rispetto alla zona orientale


































































































































































lunedì 11 giugno 2012

INDICATORE DI FORZA DELLA SEQUENZA SISMICA


INDICATORE DI FORZA DELLA SEQUENZA SISMICA

 

 



L’indicatore di forza (IFS) utilizza i valori della magnitudo, il numero di terremoti ed il tempo per  individuare eventuali punti di svolta nella sequenza sismica.
In sostanza l'indicatore misura la reale forza della sequenza, intesa come la combinazione temporale fra i valori della magnitudo e il numero di terremoti che l'hanno accompagnato.
L’indice grezzo è piuttosto irregolare si presenta sotto forma di un istogramma che oscilla sopra e sotto la linea dello zero.
Migliori risultati sono raggiunti con l’utilizzo dell’indice di forza cumulato o cumulato- assestato.
L’indicatore di forza è positivo, quando i valori sono sopra dello zero (segnale d'inizio attività sismica).
Un indicatore negativo evidenzia una sequenza poco attiva.
Un indicatore che oscilla attorno allo zero significa che il numero dei terremoti è in calo o un gran numero di terremoti non è riuscito a spostare i valori della magnitudo.
In pratica, un rilevante aumento dei valori della magnitudo potrà in qualche modo essere assorbito da uno scarso numero di terremoti così, come una piccola variazione dei valori di magnitudo potrà eventualmente essere amplificata da un forte aumento del numero di terremoti.
Alcuni esempi























































PREVISIONE DEI TERREMOTI

Previsione dei terremoti

Informazioni di base


Il segnale dovuto alla rottura della roccia non è mai un’anomalia precorritrice isolata, ma di solito presenta un pacco di varie microstrutture fluttuanti nella loro ampiezza e durata.
Il metodo ETRP consente di compiere un passo decisivo in avanti nella previsione dei terremoti e di ottenere dei buoni risultati in particolare nella previsione di breve periodo, se affiancato ad altre strategie d'analisi (ad esempio delle microstrutture).
Le osservazioni compiute hanno potuto appurare che all’interno di un andamento temporale dei valori della magnitudo è possibile individuare delle "finestre" entro le quali si verificano forti terremoti.
Le forme delle finestre temporali possono essere studiate come segnali premonitori delle scosse consentendo di prevedere i terremoti con giorni-settimane d'anticipo sulla base dell’analisi delle microstrutture e degli indicatori.
La teoria è che le microstrutture che si sviluppano prima di un terremoto forte contengono una serie d’informazioni nelle quali è scritta la storia sismica della zona indagata.
Nell’analisi della sequenza  sismica, occorre prestare attenzione a quali possono essere gli indizi per capire che qualcosa di grosso stia per avvenire.
La procedura d’analisi applicata alle microstrutture consente una valida decodifica dei segnali d’attenzione e la conoscenza, con una certa attendibilità, del livello che gli indicatori devono raggiungere per essere considerati premonitori e quindi di rivelare in anticipo l’intensità del terremoto e quando questo avverrà.

Considerazioni generali


1) I forti terremoti non avvengono mai nello stesso luogo, ma si spostano nel tempo in zone leggermente  fratturate da piccoli terremoti (embrione della futura linea di fatturazione) facente parte della sequenza sismica analizzata.
Gli epicentri dei foreshocks che precedono l’evento principale, non coincidono con l’epicentro del Mainshock.
Nel tempo, per effetto dei terremoti forti, si assiste ad un aumento dello stress nell’area “embrionale”, rendendola più suscettibile ad avere un evento importante.

2) La grandezza del terremoto principale e delle scosse d’assestamento dipendono dalla lunghezza della faglia.
Ad esempio, per una scossa di magnitudo 5  la lunghezza sarà inferiore ai 5 km, mentre per una scossa di magnitudine 8 può essere di oltre 250 km di lunghezza.

3) I forti terremoti sono preceduti da chiare variazioni di sismicità regionale.

Cosa fare durante l'attesa del terremoto?


La cosa migliore da fare è costruirsi una casa antisismica o verificare quella in  cui si abita, quasi sempre nella filiera della costruzione qualcosa non è stato eseguito correttamente: indagini geologiche , geotecniche, analisi geotecniche e strutturali, armature, calcestruzzo, collaudi ed altro.


SEQUENZA SISMICA DEL POLLINO

Sequenza del Pollino

SEQUENZA SISMICA DEL POLLINO

Analisi della sequenza sismica al  09/12/2011

La serie temporale della magnitudo dei terremoti che si sono verificati dal 3 marzo 1980 al 9 dicembre 2011, mostra un evento estremo avvenuto il 9 settembre 1998 (Mw = 5,7) seguito da tre eventi secondari verificatisi il 30 gennaio 2007 (Ml = 3,6),  il 9 novembre 2011 (Ml = 3,7) e il 29 novembre 2011 (Ml 3,6).
La maggior parte dei terremoti della sequenza è avvenuta principalmente nella crosta superiore, entro 10 km di profondità.
La struttura responsabile della scossa principale è stata una faglia con movimento diretto che si estende secondo la direttrice NW-SE ed immersione a SW, la cui estensione in superficie si localizza in corrispondenza della faglia del Pollino.
In dettaglio dopo il massimo a 5,7 Mw (onda 1 o  3 del ciclo di lungo termine) si evidenzia un veloce assestamento verso un valore di 2,6 Mw con formazione di un ampio “gap” che nel futuro dovrà essere chiuso.
Nel corso della seconda parte del 2010 sul grafico dei valori della magnitudo daily si nota un classico andamento laterale delle magnitudo in area 1,0-3,7 Ml (fase d'accumulazione d'energia) e tre sequenze di breve termine con apice superiore in corrispondenza degli eventi secondari.
Le tre sequenze  di breve termine presentano una struttura additiva o moltiplicativa  con scossa finale caratterizzata da una bassa impulsività e direzionalità (non coerente con il movimento ascensionale che precede  la scossa principale).

Situazione dopo la scossa del 29 novembre 2011 (Ml 3,6)

La sequenza sismica di breve in atto presenta un quadro tecnico migliorato nel corso della settimana.
Il dettaglio evidenzia uno sciame sismico che negli ultimi giorni si sta muovendo con una  velocità bassa ma con direzionalità, elementi contrastanti per ipotizzare un evento sismico importante a breve.
I valori delle magnitudo non riescono a superare la prima solida soglia dinamica posta a quota 3,0 Ml, il cui superamento aprirebbe un preoccupante spazio di crescita con target di breve posto a 3,9-4,0 Ml.
Tutti gli indicatori tecnici (ICA, ITC, ICC e SIC) sono in fase di allertamento - discendente e consentono di ipotizzare nel brevissimo il congestionamento delle scosse in area 2,0-3,0 Ml circa fino alla chiusura del ciclo in atto.
In questa settimana si è continuato ad assistere ad una stabilizzazione delle profondità ipocentrali con rotture superficiali tra 5,4 - 8,8 km di profondità.
Sulla prima onda elaborata dal modello EPTR1 non si osservano migrazioni dei minimi nel tempo.

Alla luce dei dati fornite dalle elaborazione eseguite, nel breve la sequenza non presenta elementi di criticità coerenti.
Solo la permanenza degli indicatori tecnici al di sopra delle soglie di allertamento e/o un evento di magnitudo maggiore di 4,0 Ml (sopra la seconda soglia dinamica) riattiverà lo sciame in atto la cui evoluzione dovrà essere seguita con attenzione.
Le previsioni provvisorie relative all’area monitorata sono riportate nella tabella seguente.


Area
Lat. 39,8 - 40,3
Lon. 15,6-16,5
Posizione dello sciame
Parte finale della fase di disordine
Epicentro
Lat. 16,036
Lon. 39,93
Magnitudo 1
5,7-6,4
Magnitudo 2*
7,4-7,5
Profondità ipocentrale
7,52-7,63 km
Soglia di allertamento
3,9-4,0 Ml
Soglia di evacuazione**
5,6 Ml
Tipo di sequenza ipotizzata
1-3-5 o 1-3 additiva o moltiplicativa con chiusura veloce del “gap” lasciato dopo il terremoto del 1998.

* Riferita al terremoto di lungo termine previsto in Calabria nei prossimi 20 anni.
** A breve sarà testato un algoritmo che genera un segnale di evacuazione nelle ultime 5 scosse.

Lamezia Terme 09/12/2011 ore 10,00
Giulio Riga















Figura 1 – Localizzazione dell’epicentro (modelli utilizzati ERM2 e ERM3).
                Fonte dati sismici  : INGV , Catalogo ISIDe, Data Range 01/01/2005 – 29/11/2011















Figura 2 – Localizzazione delle aree a maggiore rischio sismico (modelli utilizzati ERM2, ERM3 e ERM6).
                 Fonte dati sismici  : INGV , Catalogo ISIDe, Data Range 01/01/2005 – 29/11/2011



























Figura 3 – Fratturazione progressiva dell’area controllata (modello utilizzato ERM11).
                Fonte dati sismici  : INGV , Catalogo ISIDe, Data Range 01/01/2005 – 29/11/2011

















  










Figura 4 – Fratturazione progressiva dell’area controllata (modello utilizzato ERM11).
                  Fonte dati sismici  : INGV , Catalogo ISIDe, Data Range 01/01/2005 – 29/11/2011
                   
         Limite verde: Area che sarà interessata dallo sciame sismico in atto.

LIQUEFAZIONE DEI TERRENI

Carta della suscettibilità alla liquefazione

Dati utilizzati:  età dei depositi, unità morfologiche e profondità del livello della falda.

                                          Calabria settentrionale

Calabria centrale

                                     Calabria meridionale

DISTRIBUZIONE DELLE FRATTURE

Sequenza pianura padana emiliana

Da qualche giorno si sta formando un’anomalia sull'onda 4 di assestamento della scossa del 20 maggio 2012.

Si posso formulare due ipotesi sull’evoluzione futura della sequenza:

1)      l’anomalia anticipa una scossa inferiore a 5 M sul prolungamento della nuova linea di fatturazione diretta verso ovest, dove è presente una piccola “sella” non fratturata (indicata con il cerchio rosso);
2)      l' anomalia anticipa una scossa di 4,6-4,7 M  di chiusura definitiva  della sequenza di medio termine in atto con epicentro spostato verso Nord ed inizio di un nuovo ciclo di medio periodo.



X= Longitudine Y = Latitudine Z= Parametro elaborato dall'algoritmo ERM11

Le aree senza picchi sono potenzialmente soggette a rotture future (in prossimità delle concavità).









venerdì 8 giugno 2012

DISTRIBUZIONE DELLE FRATTURE

Sequenza pianura padana emiliana

DISTRIBUZIONE DELLE ZONE FRATTURATE

Nella planimetria del 23/11/2008 inizia a formarsi un piccolo nucleo di fratture ad est dell'allineamento
prodotto dalle scosse che hanno preceduto e seguito il terremoto del 23/12/2008.




Nella planimetria del 29/05/2012 è riportata la nuova linea di fratturazione.Nella planimetria del 30/05/2012 inizia a formarsi un nuovo segmento diretto ad ovest. 
Grafici 3D sperimentali con l'evoluzione temporale delle fratture.