giovedì 5 luglio 2012

IL PRECURSORE RADON


L’uso del Radon come precursore sismico si basa sull’ipotesi che l’emissione di questo gas, dovuto alla progressiva fatturazione delle rocce che precede un terremoto, segue un aumento esponenziale nelle ore precedenti al terremoto.
Il difetto di tale precursore e che dinnanzi ad emissioni di Radon molto intense, spesso si sono avute scosse irrisorie o in occasione di terremoti forti non si sono prodotti precursori geochimici.
Il problema principale nell'utilizzo del radon come precursore per prevedere dei terremoti è che in una zona seismogenetica ci sia in anticipo una fatturazione progressiva.
Per tale motivo, il metodo dell'aumento del rilascio di Radon, può essere utilizzato come precursore sismico se associato all’andamento temporale di valori di magnitudo o meglio con la sequenza di scosse di bassa magnitudo o ad altri precursori.

Procedura utilizzata dal modello “Previsto”

L’analisi dell’andamento temporale delle emissioni di Radon, ripulite dai disturbi (meteorologici, geologici, geodinamici, ecc.) da cui sono alterati, fornisce eventuali anomalie che segnalano la presenza d'elementi perturbatori nel sottosuolo (l’arrivo del sisma).
La decodifica degli elementi perturbatori avviene attraverso le seguenti considerazioni e fasi:

-          ogni terremoto può generare emissioni seguendo regole predeterminate;
-          l’emissione aumenta velocemente prima della rottura, tendendo a formare un’onda d'elevata ampiezza;
-           la rottura del livello dinamico di riferimento fornisce il livello critico che l’indicatore deve superare per essere considerato premonitore;
-           la rottura dei livelli statici consente di confermare il segnale premonitore;
-          Il livello obiettivo fornisce il target finale ed il tempo necessario per raggiungerlo;
-          il monitoraggio delle emissioni dopo il raggiungimento del massimo consente di stabilire se il segnale premonitore continua o sta cessando.


Località
Terremoto
Magnitudo
Anticipo
Autori
Kobe
17-01-1995
7,2
0
L’Aquila
06-04-2009
5,9
ore
Taiwan
10-12-2003
6,8
65 giorni
Tom Kuo et al., 2010
Izu Oshima  Kinkai
14.01-1978
7,0
5 giorni
Wakita et al.. 1980


Tabella 1 - Variazioni di radon poste in relazione ai terremoti

                                                 
Dopo una breve permanenza all’interno dell'area 129203-131213,  i valori hanno compiuto un importante balzo in avanti grazie al quale hanno superato con decisione la media mobile (linea verde).
Dopo aver raggiunto il massimo di 132860 circa, i valori di radon hanno compiuto un’importante inversione che ha spinto i valori sotto la media mobile.
L'indicatore EPTM3 conferma l'up-trend d’imminente periodo nel quale sono inseriti i valori del radon prima del picco massimo.
L’algoritmo EPTM8, ha fornito un target di 132900-133800 (Counting rate).
La serie temporale dei valori di magnitudo mostra nella parte iniziale, una diminuzione progressiva dei valori seguita da una ripresa poco prima del terremoto del 6 aprile 2009.





Figura 1 - Serie temporale del radon dal 2 al 5 aprile 2009.




Figura 2 - Serie temporale del radon dal 2 al 5 aprile 2009 (Ricostruita).



Figura 3 - Serie temporale dei valori di magnitudo.


Analisi del gas Radon (terremoto di Kobe 1995)

Generalità

Il grafico della variazione della concentrazione residuale del radon atmosferico prima e dopo il terremoto di Kobe è stato tratto dalla pubblicazione “Anomalous radon emanation linked to preseismic electromagnetic phenomena” elaborata da un gruppo di scienziati giapponesi capeggiati da Y. Omori, del Dipartimento di Scienze geoambientali della Tohoku University di Sendai (gli altri Autori, ossia Y. Yasuoka, H. Nagahama, Y. Kawada, T. Ishikawa, S. Tokonami e M. Shinogi provengono da altre istituzioni universitarie o dall’Istituto nazionale di scienze radiologiche di Chiba) pubblicata nella rivista Natural Hazards and Earth System Sciences e più esattamente alle pp. 629-635 del n. 5 del vol. 7 dell’anno 2007.
Il terremoto di Kobe di magnitudo Mw 6,9, con l’ipocentro localizzato a 21 km. ed epicentro sul margine nord dell'isola Awaji, a 20 km. dalla città di Kobe, si è verificato  il 17 gennaio 1995 nella parte sud della Prefettura di Hyōgo in Giappone.
Le vittime furono 6.434 e di queste circa 4.600 erano abitanti della città di Kobe.
Il terremoto è stato previsto, quando i valori del radon sono andati sopra la deviazione standard.

Figura 4 -  Variazione temporale della concentrazione di radon atmosferico (Kawada et al., 2007).

Analisi della serie temporale della concentrazione residuale di radon dal 1 gennaio 1992 al 1 gennaio 1996.

Sulla serie storica temporale ricostruita (figura 5), si nota, dal 1 gennaio 1992 fino il mese di settembre del 1994 un movimento dei valori all'interno di una fascia compresa  tra 4-5 Bq/m3 (limite superiore) e 1-2 Bq/m3  (limite inferiore).
Il superamento della linea rosa posta a +3 σ avvenuto nell’ultimo trimestre del 1994 ha rappresentato un segnale di forza delle concentrazioni di radon e d'annuncio di un imminente evento sismico.
Il target calcolato con l’algoritmo EPTM8 si colloca sostanzialmente nell'area 8,38-10,74 Bq/m3.
L'indicatore EPTM3 conferma l'up-trend d’imminente periodo nel quale sono inseriti i valori del radon prima del picco massimo.
La serie temporale dei valori di magnitudo è simile a quella del terremoto dell’Aquila.
Il grafico mostra una diminuzione progressiva dei valori seguita da una ripresa poco prima del terremoto del 6 aprile 2009.

Figura 5 -  Variazione temporale della concentrazione di radon atmosferico (Kawada et al., 2007).

Figura 6 -  Serie temporale della concentrazione residuale di radon dal 1 gennaio 1992 al 1 gennaio 1996.


Figura 7 - Fluttuazione della concentrazione di radon in  pozzo artesiano  distante 25 km dall’epicentro del terremoto d’Izu- Oshima-kinkai 1978 (After Wakita et al.2007).



Figura 8 - Fluttuazione della concentrazione di radon in  pozzo distante 20 km dall’epicentro del terremoto di Taiwan 2004 (Kuo et al. 2010).

mercoledì 4 luglio 2012

TERREMOTO DELL'IRPINIA 1980



Il contenuto elaborato in quest'analisi si basa  soltanto  su un'interpretazione dei pochi dati disponibili prima dell’evento principale.
A livello d'analisi dei valori di magnitudo si può riscontrare una microsequenza “2M" discendente, utile per affermare la sussistenza di un pericolo imminente.
La microsequenza "2M" è un elemento molto importante per capire l’evoluzione della sequenza sismica.
Di solito la sua presenza è un segnale di cambio veloce di direzione della sequenza accompagnato da un movimento impulsivo.
Per il calcolo della magnitudo dell’evento del 20 novembre 1980 sono stati utilizzati i valori di magnitudo registrati dal 01/01/1973 al 14/05/80 (fino alla penultima scossa).
I risultati ottenuti sono soddisfacenti considerato il numero limitato di scosse disponibili.

Previsione dell’epicentro


EVENTO DEL 23/11/80 – 6,5 ML
Latitudine 40,91 – Longitudine  15,37

Area analizzata
Latitudine:   42 N  -   39N
Longitudine:    16 E  -    14E


ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
ERM2
Lat.
Long.
ERM3
Lat. 40,82
Long. 15,39
ERM6
Lat.
Long.



Previsione del valore della magnitudo


EVENTO DEL 23/11/80 – 6,5 ML


ALGORITMO
MAGNITUDO PREVISTA
EPTM1
6,4 -7,4 M
EPTM2
6,8 – 5,9 M
EPTM3
6,9 M
EPTM4
8,3 M
EPTM12
---







martedì 3 luglio 2012

TERREMOTO DELL'AQUILA 2009

La serie temporale dei valori di magnitudo mostra chiaramente un incremento dei valori dall’inizio del 2006.
I valori sono risaliti con velocità e direzionalità, elementi tipici di una ripresa destinata a produrre un picco, considerato che nei due eventi precedenti di magnitudo 4,3 M non erano ancora stati raggiunti alcuni dei principali target rilevabili tramite l’analisi degli algoritmi e posti in area 6-7 M.
Per il calcolo della magnitudo dell’evento del 6 aprile 2009 sono stati utilizzati i valori di magnitudo registrati dal 01/08/2004 al 05/04/09 (fino alla penultima scossa).
Per verificare il grado d’affidabilità delle procedure utilizzate per la previsione dell’epicentro, sono state testate due serie storiche-temporali relative ad aree di diversa ampiezza.
I risultati ottenuti sono soddisfacenti e migliori delle tradizionali analisi fino ad oggi sperimentate.
La precisione aumenta se si analizza un'area di dimensioni ridotte.

Previsione dell’epicentro

EVENTO DEL 06/04/09 – 6,3 Mw
Latitudine 43,33 – Longitudine  13,33

Area analizzata
Latitudine:   48N  -   40N
Longitudine:    16.5E  -    10E


ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
EPTM2
Long. 12,579
EPTM3
Lat. 43,477
Long. 11,995
EPTM6
Lat. 42,670
Long. 13,193

EVENTO DEL 06/04/09 – 6,3 Mw
Latitudine 43,33 – Longitudine  13,33

Area analizzata
Latitudine:   43.3N  -   41.5N
Longitudine:    14.2E  -    12.5E



ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
ERM2
Lat. 42,492
Long. 13,419
ERM3
Lat. 42,486
Long. 13,376
ERM6
Lat. 42,33
Long. 13,334



Previsione del valore della magnitudo

EVENTO DEL 26/09/97 – 6,3 Mw


ALGORITMO
MAGNITUDO PREVISTA
EPTM1
6,4 -7,1 M
EPTM2
6,45 – 6,6 M
EPTM3
6,5 M
EPTM4
6,1 M
EPTM12
6,4 M

















































































































lunedì 2 luglio 2012

TERREMOTO DEL FRIULI 1976

Il grafico dei valori di magnitudo mostra due eventi estremi avvenuti il 6 maggio 1976 (6,5 Ms) ed il 15 settembre 1976  (6,3 Ms).
Altri due eventi secondari si sono verificati il 7 maggio di magnitudo 5,9 Mb ed il 17 giugno 1976 di magnitudo 6,1 Mb.
Nelle figure allegate sono riportati i risultati ottenuti con il modello sperimentale “Previsto” utilizzando la serie temporale dei valori di magnitudo registrati dal primo gennaio 1973 al 31 dicembre 1976.
La previsione degli epicentri dei terremoti del 6 maggio 1976 (6,5 Ms) e del 15 settembre 1976  (6,3 Ms) sono state eseguite non considerando l’evento principale (fino alla penultima scossa).

Previsione dell’epicentro

EVENTO DEL 06/05/76 – 6,5 Ms
Latitudine 46,36 – Longitudine  13,27

ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
ERM2
---
ERM3
Lat. 45,697
Long. 12,811
ERM6
Lat. 45,523
Long. 12,994


EVENTO DEL 15/09/76 – 6,3 Mw
Latitudine 46,30 – Longitudine  13,20

ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
EPTM2
Lat. 46,16
Long. 13,107
EPTM3
Lat. 46,207
Long. 13,121
EPTM6
Lat. 46,189
Long. 13,072



Previsione del valore della magnitudo

EVENTO DEL 15/09/76 – 6,3 Mw

ALGORITMO
MAGNITUDO PREVISTA
EPTM1
---
EPTM2
---
EPTM3
---
EPTM4
---
EPTM12
6,25 M










domenica 1 luglio 2012

TERREMOTO UMBRO-MARCHIGGIANO DEL 1997-98

La serie temporale della magnitudo dei terremoti che si sono verificati dal 1987 fino il mese di  settembre 1997, mostra due eventi estremi avvenuti il 26 settembre 1997 (5,7 Mw e 6,4 ML) e due eventi secondari datati il 22 febbraio 1989 (MD = 4,7) e il 5 giugno 1992 (MD = 4,9).
Prima del 1992 sul grafico dei valori della  magnitudo, si nota una fase d'accumulazione d'energia seguita da un aumento progressivo dei valori di magnitudo (l’indicatore EPTM9 conferma  l’andamento di medio periodo dei valori della magnitudo).
Evidente è l’assenza  di una fase d’assestamento dopo la scossa di 5,7 Mw, sostituita da scosse impulsive di magnitudo crescente fino alla scossa di 6,4 ML.
Nelle figure allegate sono riportati i risultati ottenuti con il modello sperimentale “PREVISIO” utilizzando  la serie temporale della magnitudo dal 11 novembre 1987 al 26 settembre 1997 (fino alla penultima scossa).

Previsione dell’epicentro

EVENTO DEL 26/09/97 – 6,4 ML
Latitudine 43,08 – Longitudine  12,81


ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
EPTM2
Long. 12,837
EPTM3
Lat. 42,991
Long. 12,845
EPTM6
Lat. 42,968
Long. 12,797


EVENTO DEL 26/09/97 – 5,7 Mw
Latitudine 43,05 – Longitudine  12,88


ALGORITMO
EPICENTRO PREVISTO
ERM2
Lat. 43,112
Long. 12,874
ERM3
Lat. 43,056
Long. 12,821
ERM6
Lat. 43,00
Long. 12,850



Previsione del valore della magnitudo

EVENTO DEL 26/09/97 – 6,4 ML


ALGORITMO
MAGNITUDO PREVISTA
EPTM1
6,5 -7,2 M
EPTM2
5,45 – 6,35 M
EPTM3
6,7 M
EPTM4
6,5 M
EPTM12
6,3 M